Maria Concetta Mattei in campo contro la sclerosi multipla


Roma 15 ottobre 2008. La nuova testimonial per la campagna sociale di LISM ha voluto raccontarci il motivo che l’ha spinta ad accettare di prestare il suo volto ad una causa così importante per la nostra associazione: sensibilizzare l’opinione sul problema della sclerosi multipla e invitare i giovani e meno giovani a spendere il proprio tempo in attività socialmente utili come quelle promosse da LISM.

Queste le sue parole: «La mia amica Rita Palumbo, che apprezzo da anni per la passione, la serietà e il competente impegno con cui segue importanti progetti di comunicazione legati al volontariato sociale e all’aiuto solidale, un giorno di fine estate mi ha chiamato per dirmi: “Abbiamo bisogno di veicolare un messaggio importante, di solidarietà con chi soffre: dobbiamo far capire al maggior numero possibile di persone cosa sia la sclerosi multipla, che cos'è malattia, cosa comporta, come si combatte. Sei con noi? “

Lì per lì mi sono detta: “non ne so abbastanza, non sono competente su questo terreno”. Poi, uno per uno, mi sono apparsi i volti delle diverse persone affette da sclerosi multipla che avevo conosciuto, per lavoro o per caso, negli ultimi anni: volti luminosi, di persone tenaci nonostante la fatica aggiuntiva di tante impasse pratiche da superare ogni giorno, nonostante l’incertezza del futuro minato da una malattia subdola, dal decorso imprevedibile. Ho rivisto le interviste – trasmesse anche da noi a tg2 dossier storie - a giovani promesse dello spettacolo, ad architetti, medici impegnati ai massimi livelli nell’esercizio della loro professione e insieme nella battaglia quotidiana per conservare un’esistenza il più possibile autonoma. Ho pensato ai loro familiari, agli amici, sempre più numerosi e generosi, ai compagni di vita, alla loro angosciosa impotenza di fronte a un nemico invisibile e subdolo. Ho concluso che è proprio la somma di tanti contributi – anche se limitati, in apparenza, minimi - a fare la differenza. Dobbiamo aiutare le persone a riflettere su una realtà ancora poco conosciuta, sensibilizzare anche chi “va sempre di corsa” sul tema scomodo della sofferenza. E' così che si può trasformare il calvario dei singoli malati in un percorso, certo aspro, ma almeno condiviso e per questo speriamo meno faticoso».



Indietro